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Il tutto e subito” non è così comune.
Ieri sera mentre dissetavo un omino del signor Caprotti ero al telefono con una delle mie più care amiche.
Dopo due anni ha accettato un bicchiere d’ acqua: una soddisfazione.

Sistemate le 5 casse di Lauretana e liquidato l’atletico ragazzo mi concentro sul discorso.
L’argomento?
Casualmente uomini.
Quel tipo di uomo che è tatuato con la barba, che vedi in una riunione e non capisci più nulla, non quelli che piacciono alle mamme, ma quelli che ti fanno lavorare anche ad Agosto.

La mia amica mi fa compagnia mentre sistemo la spesa, le conclusioni sono:

– non l’apprezza
– non le scrive quello che desidera e quando vuole lei
– non la ama in modo incondizionato come in un cartone Disney

Mi costa molto dirlo, ma il soggetto in questione ha fatto dei miglioramenti, diluiti in due anni, ma li ha fatti.
Se avesse fatto quello che compie adesso, esclusi i suoi momenti di isolamento cronico, l’avremmo amato.
Che sia questo il famoso detto che mamme e nonne ripetono: “devi imparare ad accontentarti”?

Mia mamma dopo i miei resoconti mi esorta a spostare l’ attenzione da cuochi e grafici su avvocati e finanzieri, ma tanto sa che suo nipote per la comunione le chiederà un MacBook pro o un viaggio in Nuova Zelanda.
Verso i 31, anche se metà dei contatti Facebook si sposano o avranno figli, non voglio accontentarmi.
Perché prendere una gonna di pelle da h/m quando puoi averla, dopo un anno in saldo, di Isabel Marant?

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